Pescosansonesco

Pesco

Il territorio di Pescosansonesco è un centro agricolo-pastorale, appartenente alla zona di alta collina e all’aspra fascia montana interna, annovera fra le sue cime più alte il monte Picca (1405 m), il monte Alto (1208 m), il Pietra Corniale (1155 m), il Queglia (995 m), Colle Soda (802 m), Colle La Macchia (1086 m) e vanta alcune interessanti grotte montane. Dal Punto di vista geologico, l’area di Pescosansonesco appartiene a quella fascia di transizione parallela al rilievo calcareo della linea orografica principale dell’Appennino emersa già nel Miocene inferiore, costituitasi in ambiente lagunare per sedimentazione di depositi derivanti da acque ricche di solfati di calcio o di selenio, e sfaldamento delle argille a contatto, risoltasi nella lunga formazione miopliocenica in una breccia conglomeratica venuta poi in superficie per le violente spinte orogenetiche e la concomitante regressione marina. Questa formazione di tipo discontinuo della fascia di transizione, assoggettata ai sommovimenti tettonici del Terziario e agli assestamenti del quaternario, che oggi appare con suggestivi scogli rupestri, rivela in più luoghi il passaggio da un tipo litologico all’altro, la presenza di cave di pozzolana e di gesso, e al bordo inferiore le acque sorgive ricche di solfati di calcio come quelle della contrada Acqua Puzza di Pescosansonesco. Di particolare rilievo è la fonte, o fonte romana, che esiste nell'ambito della località già chiamata Moro. La parola romano è una delle forme in cui si presentano in Abruzzo i derivati dal germanico hari-mann, latinizzato in harimannus, detentore dell'Arimannia, ovvero di quelle terre fiscali concesse ad uomo libero. Tra i principali edifici sacri che meritano di essere visitati vi sono la chiesa di Santa Maria in Blesiano un piccolo gioiello in pietra; la chiesa di San Nicola situata lungo il pendio del grande masso roccioso sul quale sorge il Vecchio Borgo e il Convento Santa Maria in Coll’Angeli che, come ha rivelato un documento del 1516, sorge su una cappella, già costruita dagli stessi cittadini di Pesco dove prima era collocato un Tempio Romano dedicato a Marte.

Capestrano

Capestrano

A Capestrano vi è un sito archeologico di grande interesse ubicato nella zona di Ofena in cui fu ritrovato il famoso Guerriero di Capestrano, una scultura in pietra e marmo del VI secolo a. C. raffigurante un guerriero dell’antico popolo italico dei Piceni e attualmente conservato al Museo archeologico di Chieti. A circa quattro kilometri dal centro del paese di Capestrano, nei pressi del fiume Tirino, lungo la statale che porta a Bussi, sorgono la Chiesa di San Pietro ad Oratorium e alcuni resti delle mura dell’antico monastero di cui la chiesa faceva parte. Un’iscrizione sull’architrave del portale della facciata ricorda che la chiesa fu fondata nel secolo VIII, dal re longobardo Desiderio e rinnovata nell’anno 1100. Su un concio a sinistra del portale della chiesa, che conserva ancora lo schema del primo romanico, si può ammirare il celebre quadrato magico sul quale vi è incisa l’enigmatica scritta palindroma Rotas opera tenet arepo sator. Molte le interpretazioni avanzate anche se la più accreditata è quella che si tratti di un crittogramma che, anagrammato, forma le parole Pater Noster più le lettere A e O cioè l’inizio e la fine, l’alfa e l’omega. I vigneti dell’azienda Pasetti, che qui producono vini noti per eleganza e mineralità, si trovano situati a ridosso di Capo d’Acqua, un grande bacino idrico dove ogni anno appassionati d’immersione arrivano da tutte le parti del mondo.